Impronte di sopravvivenza

2025
Quest’opera si ispira alle sorprendenti strategie messe in atto dalla natura per sopravvivere anche negli ambienti più ostili.
Il mio sguardo si è rivolto alle piante spontanee che crescono nelle città: quelle che spuntano tra le crepe dell’asfalto, nei margini dimenticati, nelle fessure dei muri. Apparentemente fragili, queste piante sono in realtà straordinariamente resilienti, capaci di vivere con il minimo, sfidando materiali “impossibili” come il cemento o l’asfalto.
Per rendere omaggio a questa forza nascosta, ho recuperato manufatti industriali in alluminio, probabilmente tappi per condutture o impianti in pressione. Li ho lucidati a specchio e su ciascuna calotta sferica ho inciso, a mano con un bulino, il disegno di una delle sei piante spontanee da me selezionate.
Prima dell’incisione, le immagini sono state deformate digitalmente per compensare l’effetto ottico distorcente della superficie convessa, in modo che una volta incise risultassero visivamente corrette e leggibili come su una superficie piana. A conclusione del processo, ho inchiostrato le superfici con inchiostro calcografico, come se fossero matrici destinate alla stampa, ma fermandomi prima della stampa stessa: l’inchiostro è rimasto nei solchi e lì si è asciugato, trasformando la matrice in immagine definitiva. Una stampa sospesa, permanente, che trattiene l’equilibrio tra fragilità e tenacia.
Documentandomi sui meccanismi di sopravvivenza delle piante in ambienti urbani, ho scoperto l’importanza dell’etilene, una molecola prodotta naturalmente dal mondo vegetale. Questo fitormone svolge un ruolo cruciale nella risposta agli stress ambientali, meccanici o patogeni. Da qui l’idea di dare alla composizione la forma della molecola dell’etilene, con i sei elementi disposti come atomi in uno schema molecolare: due “carboni” e quattro “idrogeni” uniti da connessioni sottili, a evocare una forza invisibile ma strutturale.
Le sei specie che ho scelto di rappresentare sono:
• Edera (Hedera helix)
• Poa annua (una piccola graminacea molto diffusa)
• Portulaca oleracea
• Piantaggine maggiore (Plantago major)
• Erigeron canadensis
• Cymbalaria muralis (comunemente detta “ciombolino comune”)
In questa opera, l’alluminio assume un duplice ruolo: quello di materia industriale riconvertita, e quello di metafora della resilienza, come le piante che, silenziosamente, persistono. La loro presenza discreta ma tenace si riflette nella lucentezza e nella memoria incisa del metallo, nella sua capacità di accogliere e riflettere, di resistere e trasformarsi.
47x40x6 cm
Alluminio, ferro

Traces of Survival
This piece that reflects the astonishing strategies nature deploys to survive even in the most hostile environments.
My attention turned to spontaneous plants growing in cities: those that emerge from cracks in the asphalt, in forgotten corners, and from fissures in walls. Though they appear fragile, these plants are in fact remarkably resilient—able to thrive with the bare minimum, challenging “impossible” materials like concrete and asphalt.
To pay homage to this hidden strength, I repurposed industrial aluminum components, likely caps for pressurized pipes or conduits. I polished them to a mirror finish and, on each spherical cap, hand-engraved—using a burin—the image of one of six wild plant species I had selected.
Before engraving, I digitally distorted the images to compensate for the optical distortion caused by the convex surface, so that once engraved they would appear visually correct and legible, as if on a flat surface. At the end of the process, I inked the surfaces with intaglio ink, treating them as if they were printing plates—but stopping before the actual print: the ink remained in the grooves and dried there, turning the matrix into a final image. A suspended, permanent print—preserving the delicate balance between fragility and tenacity.
In researching plant survival mechanisms in urban environments, I discovered the key role of ethylene, a molecule naturally produced by plants. This phytohormone plays a crucial part in responding to environmental, mechanical, or pathogenic stress. From this came the idea to shape the composition after the ethylene molecule itself: the six engraved elements arranged like atoms in a molecular diagram—two “carbons” and four “hydrogens” connected by fine lines, evoking a force that is invisible yet structural.
The six species I chose to depict are:
• Ivy (Hedera helix)
• Annual bluegrass (Poa annua)
• Purslane (Portulaca oleracea)
• Broadleaf plantain (Plantago major)
• Canadian fleabane (Erigeron canadensis)
• Ivy-leaved toadflax (Cymbalaria muralis)
In this work, aluminum takes on a dual role: as reclaimed industrial material, and as a metaphor for resilience—like the plants that silently endure. Their discreet yet tenacious presence is mirrored in the shine and engraved memory of the metal, in its capacity to receive and reflect, to resist and transform.

Aluminum, iron